Mandragola Editrice: la cooperativa che dà voce ai ragazzi

Media literacy significa saper leggere e scrivere i media, ossia interpretazione e produzione. Dal 1998 Mandragola Editrice, in partnership con alcuni Enti locali, ha costruito un vero e proprio canale di comunicazione giovanile multimediale realizzato dagli studenti delle scuole superiori italiane con il coordinamento dei nostri giornalisti tutor: un giornale (il mensile Zai.net) in versione cartacea e multimediale, distribuito in ogni scuola superiore del paese; la radio (ML Network, il primo network radiofonico nazionale partecipato dai ragazzi delle scuole superiori); un’applicazione per la lettura critica dei giornali; applicazioni multimediali per la produzione di contenuti in mobilità e una piattaforma partecipativa interamente dedicata alla Media Literacy con corsi di e-learning.

Già dallo scorso febbraio, a seguito delle prime ordinanze di sospensione delle attività didattiche, la cooperativa ha iniziato a implementare alcune soluzioni di didattica a distanza all’interno della consueta offerta formativa, mettendo gratuitamente a disposizione i suoi corsi nella piattaforma di Solidarietà Digitale del Governo. È così che i corsi PCTO già avviati hanno potuto proseguire anche a distanza e i ragazzi hanno avuto modo di raccontare la pandemia dal proprio punto di vista. Mandragola, come di consueto, ha messo loro a disposizione microfono e pagine (web e cartacee) per dar voce a quella fetta di popolazione che più di tutti ha subito emotivamente le conseguenze delle restrizioni. Chiusi in casa, gli studenti hanno avuto modo di parlare delle loro delle paure e dei timori; ma non solo: come si addice all’età dell’adolescenza, hanno cercato di mantenere sempre quel tocco spensierato e curioso che è mancato nei media tradizionali.  

Tra i vari progetti, Mandragola ha portato a termine anche Codice Uno, tra i vincitori del bando Miur 440, nato con lo scopo di insegnare a comunicare l’emergenza; inizialmente pensato in relazione alle catastrofi naturali e sismiche, il progetto è stato doppiamente simbolico e rilevante: in primis in quanto, specie con studenti delle medie, si è cercata di proseguire la “normalità” degli incontri extra-scolastici, anche in un momento di grande spaesamento come quello del primo lockdown; in secondo luogo perchè il tema del progetto è stato costretto a ripensarsi e adattarsi all’emergente situazione di pandemia che ci accingevamo ad affrontare. Far comprendere il ruolo e il valore che giocano concetti come infodemia, preparedness, prevenzione non è stato né semplice né scontato – soprattutto alla luce delle sfide e delle difficoltà imposte dalla distanza – ma, alla luce del momento che vivevamo e che viviamo tutt’ora – il percorso ha avuto quasi una portata storica nella decisione di proseguire strenuamente il progetto.

La didattica a distanza è proseguita poi anche nei progetti che si sono svolti nel secondo lockdown di autunno, quando le scuole superiori hanno iniziato a chiudere nuovamente i battenti e spostare online le proprie lezioni. Gli incontri frontali in videoconferenza presentano degli evidenti ostacoli che sarebbe inutile negare (difficile sondare il polso dell’attenzione in una classe di una ventina di adolescenti con la webcam spenta alle nove del mattino, tanto meno ricevere feedback o interazioni), tuttavia, nelle varie fasi laboratoriali dei progetti, la situazione si è decisamente ribaltata. La possibilità di dividere le classi in diverse redazioni attraverso le room della videoconferenza e l’opportunità di trovarsi a editare contemporaneamente documenti di Google mentre si fa ricerca, esperienze di Flipped Classroom e scrittura creativa collettiva hanno visto la Dad offrire un vantaggio rispetto alla tradizionale cornice della didattica in classe, dove logisticamente sarebbe stato difficile trasporre una situazione simile che ricalca, di fatto, in tutto e per tutto, la struttura del lavoro professionistico; ciò permette un approccio totalizzante e di learning by doing. Una modalitàche ha avuto e che sta tutt’ora avendo ottimi risultati.

Proprio grazie alla capacità della cooperativa di rispondere presente all’emergenza che ha tenuto i ragazzi lontano da scuola, il lavoro si è letteralmente moltiplicato e ad oggi i ragazzi coinvolti sono circa 500: percorsi PCTO sulla carta stampata, percorsi radiofonici e progetti in collaborazione con il Miur, hanno dato ai ragazzi la possibilità di essere protagonisti e di inserire la propria voce nel complesso panorama giornalistico che parla spesso di scuola ma raramente “con” la scuola. Il progetto “Sguardi prospettici dei giovani su e per il territorio” chiede ai ragazzi di realizzare dei podcast che raccontino i luoghi del cuore degli adolescenti; “Vibo on Air” mette in rete 4 scuole di territori delicati del Centro-Sud della nostra Penisola per far raccontare ai ragazzi le loro passioni e gli interessi; “Orientability” aiuta i ragazzi con disabilità a trovare la propria strada per il futuro; e poi ancora “L’ombra nera dei margini” insegna agli studenti a leggere le periferie attraverso il cinema e “Proiettiamo sui muri la storia delle Pietre d’inciampo” ha permesso alle scuole di realizzare un vero e proprio viaggio della memoria nonostante l’impossibilità di muoversi: gli istituti partecipanti hanno realizzato un lavoro archivistico, documentaristico e radiofonico che è culminato con la realizzazione e proiezione, sulle facciate di edifici pubblici, di filmati volti a ricostruire le storie delle persone i cui nomi sono riportati sulle pietre d’inciampo delle rispettive città.

La pandemia ha inevitabilmente influito sulla qualità e le abitudini della scuola, specie nei primi tempi quando è stato difficile adattarsi con celerità al nuovo mondo. La didattica in presenza, il contatto in classe, sono insostituibili e impagabili; ma quando l’emergenza e la crisi sanitaria inizieranno a diradarsi, è importante non dimenticare le possibilità e i valori aggiunti appresi tramite questa esperienza forzata.

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