I cambiamenti

Le limitazioni legate alla pandemia di COVID-19 sembrano dover far parte delle nostre vite ancora per qualche tempo, ma alcuni dei cambiamenti introdotti saranno abbandonati difficilmente anche dopo.

Nessuna crisi epocale restituisce un mondo analogo a quello lasciato prima del suo avvento.

Anche se non ci sono dubbi che la scuola in presenza non è superata e tornerà in maniera prioritaria quanto prima a far parte delle nostre vita, è anche vero che alcune delle cose successe in questi mesi si configurano come elementi di innovazione che fanno bene ad una scuola che non potevamo ritenere perfetta.

durante il laboratorio i ragazzi sono stati più collaborativi e responsabili che in classe

Raffaela, docente

Uso di strumenti digitali più adeguati

La scuola per molti anni ha pensato di poter essere indipendente dalla rivoluzione digitale che ha travolto la società contemporanea. Il primo insegnamento che ci lascia questo periodo di crisi è che non può essere così. La scuola deve con forza lasciar spazio alle nuove forme digitali, non solo dal punto di vista tecnologico ma a partire dalla razionalità che le producono.

Dotazione di strumenti informatici

Completare le dotazioni informatiche di classe con le lavagne multimediali e garantire le adeguate dotazioni informatiche di tutti gli studenti. I supporti tecnologici sono strumenti di apprendimento in egual misura se non superiori a quelli tradizionali, ed è compito dello Stato e delle sue diverse articolazioni garantirne la disponibilità e l’accesso.

Regole e procedure

Facilitare i processi digitali ammodernando il funzionamento stesso della scuola. La strutturazione della scuola e la sua governance hanno difficoltà a gestire le interazioni e la velocità dei processi digitali. Temi come privacy, copyright necessitano di essere ridiscussi alla luce della cultura digitale da cui la scuola deve farsi contaminare per poter effettivamente formare cittadini in grado di muoversi nel mondo contemporaneo.

Essendo questi strumenti entrati appieno nella didattica, vietarne l’utilizzo è obsoleto e controproducente. Occorre, piuttosto, intervenire sull’educazione a un loro uso corretto e sicuro, fornendo indicazioni su come ovviare alle difficoltà di concentrazione e potenziare la capacità di attenzione, resa più intermittente dalla continua esposizione al web e al continuo alternarsi dei contenuti digitali.

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Produrre nuove forme di interazione

La scuola in presenza di cui sentiamo tanto la mancanza in questi tempi non era perfetta. Era necessario ripensare alcune cose prima e diventa urgente farlo ora. Tra queste, come prima cosa c’è bisogno di ripensare innanzitutto le forme delle relazioni su cui la scuola si fonda e che a sua volta genera.

Lavoro cooperativo

Sostituire come strategia di apprendimento i metodi collaborativi a quelli competitivi.

I lavori di gruppo, che permettono di cooperare concretamente su obiettivi comuni propriamente messi a fuoco, non vanno concepiti come attività estemporanee o occasionali ma come metodo didattico.

È fondamentale incoraggiare l’apprendimento per prova ed errore piuttosto che la performatività al fine di non frenare la sperimentazione e lo spirito di collaborazione.

Partecipazione degli studenti

Occorre spostare la centralità della scuola e delle decisioni che la riguardano dall’istituzione scolastica agli studenti, vero cuore vivo della scuola.

Le scelte di organizzazione, di didattica e di vita scolastica non possono prescindere da un coinvolgimento attivo degli studenti.

Ascoltare e interpretare i bisogni non è da intendere come coinvolgimento attivo, che corrisponde invece a una messa in discussione condivisa e alla pari delle cornici di pensiero che ci portano a considerare un problema come tale.

In uno scenario mutevole, con alta dose di sperimentazione, occorre chiedersi insieme ai diretti interessati quali sono i nodi critici della scuola, prima di elaborare soluzioni che potrebbero non risolvere il vero cuore del problema.

Introduzione di nuove figure

Nuove competenze digitali e nuove forme di interazione richiedono il coinvolgimento nella scuola di nuove professionalità.

La priorità è valorizzare le competenze interne non sovraccaricandole, ma ibridandole con risorse nuove, acquisendo quindi figure che si occupano di gestione dei conflitti, di mediazione e facilitazione, di progettazione digitale, di tecnologie informatiche e cultura digitale.

Il terzo settore costituisce un bacino piuttosto ampio ed eterogeneo da cui attingere, dotato di competenze e capacità di lettura dello scenario attuale, perché continuamente investito dalle trasformazioni in atto.

La rivoluzione che sta vivendo la scuola richiede di diversificare la compagine per potenziarne l’efficacia e ridurre il rischio di trovarsi sprovvisti di strumenti adeguati per rispondere alle esigenze degli studenti.

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Tempi e spazi più adeguati

La didattica a distanza ha rivoluzionato i tempi e gli spazi dell’apprendimento, ma questi aspetti non erano soddisfacenti già prima. Occorre quindi cogliere l’occasione storica che questo momento terribile ci sta offrendo per trasformarli e renderli adeguati alla nuova scuola.

Spazi ibridi

Lo spazio dell’aula è fortemente limitante. Apprendere al chiuso di quattro mura penalizza la capacità di apprendimento esperienziale e limita la creatività dell’insegnante.

Trasferire la didattica in luoghi esterni alla scuola, ma più densi di contenuti oltre a quelli veicolati dall’insegnante, aiuta ad ampliare lo spettro di competenze situate acquisite dagli studenti. Variare i contesti, facendo esperienza dei luoghi della cultura e dei laboratori professionali, doterebbe gli studenti di adeguate capacità di lettura del mondo che li circonda, superando molto più agevolmente il rischio di uno sterile trasferimento di nozioni. Il setting e l’osservazione dei comportamenti aiuta ad assorbire dal contesto quanto è impossibile trasmettere attraverso la spiegazione o l’emulazione.

Inoltre, la configurazione spaziale ci fornisce indizi sul tipo di relazione che intratteniamo con coloro che sono presenti nello stesso ambiente, che può essere gerarchica oppure orizzontale. Il setting può infatti facilitare o ostacolare l’interazione e la collaboratività, influendo dunque sul grado di attivazione empatica e sullo sviluppo dell’intelligenza emotiva.

Tempi flessibili

Ibridare vita nel mondo fisico e vita nel mondo virtuale richiede una capacità di gestire ritmi diversi e interazioni sincroniche multidimensionali. Il qui e ora si scompone in più livelli, richiedendo una gestione differenziata anche dei tempi della didattica.

Fornire delle competenze nella gestione di un quotidiano a diverse velocità richiede di demandare all’autonomia del singolo studente una porzione della gestione di tempi e ritmi di apprendimento.

Assegnare delle attività da svolgere in maniera asincrona e indipendente aiuta ad abituare lo studente a scegliere in autonomia come alternare il tempo dello studio e il tempo del riposo, alternandoli o ibridandoli a seconda delle proprie predisposizioni e del proprio livello di attenzione.

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Come cambiare

Occorre avere un approccio incrementale e trovare la “nostra” strada alla DAD. Questo vuol dire che una soluzione individuata in un corso non deve per forza funzionare in un altro.

Condividere esperienze e sperimentare insieme coinvolgendo gli studenti a proporre soluzioni serve infatti ad arricchire la cassetta degli attrezzi da cui attingere per trovare la combinazione di strumenti su misura della persona (insegnante e studente) e più adatta al contesto (gruppo classe e materia).

Piccolo decalogo al cambiamento:

  • Esplorare la gamma del possibile
  • Essere pronti a cambiare programma
  • Non affezionarsi ai percorsi già battuti
  • Dare voce in capitolo agli studenti
  • Avere un approccio multi-disciplinare
  • Attingere dal quotidiano

…insieme

Cercare soluzioni in esperienze diverse da quella scolastica contribuisce a co-costruire la comunità educante. Comunità, perché organica e plurale, educante in quanto consapevole delle esigenze delle nuove generazioni e di chi ha il compito di formarle.

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